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Ritter Dene Voss

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Pietro Babina si avvicina al testo del drammaturgo austriaco in modo insolito, svincolandolo dalla gabbia di interpretazioni filosofiche in cui spesso viene racchiuso.

Tre fratelli e una sala da pranzo. Un pasto allestito dalla sorella maggiore, Dene, per accogliere il fratello filosofo Ludwig, riportato a casa dal manicomio di Steinhof contro il parere della sorella minore, Ritter. È il tentativo di ricostruire un nucleo familiare tra i tre fratelli, ma l’amore fraterno da lungo tempo si è ormai pervertito e tutto sfocia in un convulso scambio di feroci giudizi, rimproveri, sarcasmi e sentenze, concludendosi con il fallimento e il tradimento. Quello che in superficie appare come l’ennesimo quadro familiarborghese si rivela essere molto di più. I giudizi, pronunciati come coltelli, esondano da quel piccolo nucleo per divenire emblematici di una catastrofe più ampia, quella di una civiltà intera, quella occidentale. La trama diviene il supporto di numerosi livelli formali a partire da un linguaggio che, pur apparendo coerente, a lungo andare risulta folle, ossessivo, distruttivo, nichilista e tuttavia, nel suo eccesso, ferocemente comico.

Lo scopo di Pietro Babina nel metter in scena questo spettacolo non è quello di darne una corretta interpretazione, né quello di affrontarlo in modo analitico, sottolineando tutti i riferimenti a una cultura prettamente austriaca, o i risvolti psicoanalitici e politici riscontrabili in essa. «Tutto questo, ovviamente, va conosciuto e saputo – afferma il regista – ma va anche dimenticato per lasciare spazio a una lettura meno culturale e più artistica, libera da tutto il parlare e l’interpretare che si è fatto attorno a questo autore».
La tendenza a sviscerare i perché dell’ossessiva scrittura bernhardiana, oggi ne rappresenta un limite: «questo autore è pronto ad entrare nella classicità. Per questo è necessario che la sua opera divenga strumento teatrale delle infinite possibilità e necessità interpretative, si liberi, come tutti i grandi autori che lo hanno preceduto, dalla filologia».
«Ritter, Dene, Voss è un testo sul Terrore come struttura fondamentale della nostra esistenza, quel Terrore costitutivo della natura umana, che continuamente esercitiamo e subiamo. Il Terrore dell’esistere e del tentativo di comprendere questo mistero attraverso gli altri, usando le parole, che ripetute si trasformano in sonorità vuote, folli, confuse, ridicole ma irrinunciabili, suddivise in piccoli nuclei musicali meccanici, che producono nell’insieme uno sconcerto».

“Ritter Dene Woss” di Thomas Bernhard
Regia e adattamento | Pietro Babina
con Francesca Mazza, Renata Palminiello, Leonardo Capuano
costumi | Gianluca Sbicca
sartoria e fornitura costumi | Bàste
Foto | Claudia Marini
Produzione | Emilia Romagna Teatro Fondazione